
Comunicato stampa distribuito dall’Unioncamere in occasione della presentazione del suo Rapporto 2009.
Il rapporto, realizzato dal Centro Studi Unioncamere tratta,dal punto di osservazione delle Camere di Commercio, i dati riguardanti il sistema imprenditoriale italiano negli anni 2008-2009,
analizzando anche gli scenari economici internazionali.
“Il Rapporto Unioncamere mostra con chiarezza che i fondamentali del nostro sistema economico
sono solidi, pur in presenza di una congiuntura molto difficile.
Si prevede che il Pil nel 2009 cali del 4,2%. Le previsioni occupazionali evidenziano una
contrazione dell’1,9% della forza lavoro dipendente privata.
Le imprese, nel I trim. 2009, sono diminuite dello 0,5%. Si tratta di dati negativi che denotano una
sorta di attesa, e non di crollo, del nostro sistema imprenditoriale.
Il saldo negativo dell’occupazione è, infatti, dovuto principalmente ad una contrazione del tasso di
entrata, e non ad un aumento del numero dei licenziamenti.
Pur trovandosi nella necessità di ridurre il personale, le imprese non vogliono disperdere
professionalità e ricercano figure più qualificate, così da essere pronte a sfruttare in modo
ottimale la ripresa non appena si presenterà.
Anche il numero delle imprese diminuisce non per effetto di un aumento delle chiusure aziendali,
bensì per un calo delle nuove aperture. Siamo, dunque, in presenza di una tenuta strutturale del
sistema economico”, ha commentato il Presidente di Unioncamere, Andrea Mondello. “Dobbiamo
essere orgogliosi dei nostri imprenditori: continuano a esprimere coraggio, fiducia e voglia di
intraprendere.
Per anni il nostro sistema economico è stato oggetto di critiche, in quanto caratterizzato da un
sistema imprenditoriale polverizzato e da una presenza troppo forte del manifatturiero
tradizionale.
Mai come in questo momento, invece, la forza del nostro sistema imprenditoriale è evidente. Nel
2009, il 48% per cento delle medie imprese investirà in ricerca ed innovazione. Proprio questa
parte di aziende che sta investendo uscirà da questa congiuntura in maniera solida, pronta a
cogliere al meglio il vento della ripresa.
Dobbiamo guardare avanti e sostenere il valore del fare impresa e del lavoro. Sono indispensabili
misure-ponte concrete, immediate ed efficaci nel breve termine, per dare ossigeno alle imprese e
sostegno alle famiglie e ai consumi”.
“Attualmente, le due priorità per le nostre imprese sono l’accesso al credito e
l’internazionalizzazione. Le nostre indagini mostrano che si è ridotta la quota delle imprese che ha
difficoltà di accesso al credito; tuttavia, sono ancora molte quelle che vivono questa condizione
E’ essenziale, quindi, superare la diffidenza culturale che colpisce soprattutto le piccole imprese,
assicurare finanziamenti in tempi brevissimi e, da parte della Pubblica amministrazione, garantire
pagamenti in tempi ragionevoli. E’ una scelta che, come sistema camerale, abbiamo compiuto già
da qualche mese, impegnandoci a pagare i nostri fornitori di beni e servizi entro 30 giorni”.
“In merito all’altra grande priorità, l’internazionalizzazione, le nostre imprese hanno sofferto in
questi mesi, ma non si sono fermate. La percentuale delle imprese esportatrici è salita nel 2008 al
34,1% dal 32,5% del 2007.
Molte piccole e medie aziende hanno cercato di compensare il calo della domanda interna con le
vendite all’estero, puntando su nuovi mercati di sbocco quali Cina, Estremo Oriente e Paesi
OPEC. E’ compito delle istituzioni accompagnare questo processo virtuoso di espansione sui
mercati esteri attraverso una decisa azione di supporto dei processi di internazionalizzazione, con
la messa in atto di politiche nazionali e interventi di carattere complessivo.
Il nostro sistema economico è già pronto a sfruttare l’opportunità di una prossima ripesa del
commercio mondiale”.
“Infine, non posso fare a meno di sottolineare che il divario Nord-Sud è destinato ad aumentare
ulteriormente nei prossimi anni.
Le previsioni indicano, per il 2009, una diminuzione del PIL del Sud del 4,8% (Nord-Est -3,8%,
Nord-Ovest -4,2%) e, per il 2010, una flessione dello 0,8% (Nord-Est +0,7%, Nord-Ovest
+0,3%). Inoltre, il Sud beneficerà in misura minore rispetto al Nord dell’auspicata ripresa del
commercio mondiale.
Questo “strappo dello sviluppo” ci preoccupa tanto più, in quanto il risveglio dell’economia del
Mezzogiorno è condizione necessaria per lo sviluppo dell’intero Paese”.